Prof. Mauro Pagnoni

Studio RFN La postura

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Trattamento obesità

Criteri di scelta dell'attività fisica

Nella scelta di una attività fisica bisogna tenere in considerazione il grado di efficacia di questa nella riduzione del grasso, la praticabilità e il divertimento. Il calo ponderale è tanto maggiore quanto maggiori sono le masse muscolari coinvolte, questo avviene per esempio in attività come la corsa, il nuoto e la ginnastica artistica. È da tener presente che esistono delle limitazioni fisiche e psicologiche per gli obesi in alcuni sport "di terra" come la corsa, il calcio e il basket. Specialmente nei primi periodi di attività infatti, l'obesità rappresenta un limite per l'efficienza della prestazione, quindi comporta un danno psicologico e una sollecitazione eccessivamente gravosa per le articolazioni soprattutto degli arti inferiori. Ci sono sport come il nuoto e il ciclismo che sono sempre raccomandabili poiché comportano una grande spesa energetica ma non un altrettanto grande stress articolare. Con l'allenamento gradualmente viene a crescere l'efficienza fisica dell'individuo, progressivamente scompaiono i limiti fisici alla prestazione. Il peso corporeo diminuisce e migliora la composizione corporea (rapporto massa magra/massa grassa), aumentano la forza, la resistenza e migliora l'abilità motoria. Tutto ciò porta all'abbattimento dei limiti psicologici spesso freno dei soggetti obesi, c'è una crescita dell'autostima e della fiducia in se stessi. A rinforzare questi risultati oltre alla migliorata capacità di prestazione, contribuisce anche il miglior aspetto fisico ottenuto con l'esercizio ed una corretta alimentazione.

L'obesità è da considerarsi vera e propria patologia, figlia del suo tempo in quanto figura senza alcun dubbio tra le cosiddette "patologie del benessere" , dovuta a fattori genetici, influenze ambientali e fattori sociali. Raramente si tratta di obesità secondarie, cioè dovute ad altre patologie come ad esempio l'ipotiroidismo, l'ipopituitarismo e l'ipercorticosurrenalismo (sindrome di Cushing). L'obesità è dovuta ad un bilancio energetico positivo. In altri termini, le calorie ingerite con l'alimentazione quotidiana sono superiori alle calorie spese nell'arco della giornata; tutto ciò porta ad un surplus di energie che l'organismo trasforma in grasso e conserva negli adipociti, le cellule che formano il tessuto adiposo, vero e proprio magazzino di riserve energetiche. Un bilancio energetico positivo può essere determinato da una iperalimentazione, quindi eccessive quantità di cibo ingerito, ma anche da una ipoattività. E' da tempo noto che l'ipoattività fisica giochi un ruolo fondamentale nell'origine dell'obesità. Essa è determinata dalla diffusione di uno stile di vita sempre più sedentario, con prototipi di lavori statici come quello d' ufficio, abitudini scorrette come l' uso costante di ascensori, automobili, telecomandi e in generale tutti quei mezzi che portano comodità nella nostra vita.

Si definisce obeso un soggetto il cui eccesso ponderale supera del 20-25% il suo peso ideale o la cui percentuale di grasso corporeo supera il 25% per l'uomo e il 35% per la donna. L'obesità può essere classificata come lieve se l'eccesso ponderale è del 20-40%, media se è del 41-99% e grave quando l'eccedenza ponderale è superiore al 100% del peso ideale.

L'obesità è caratterizzata da un incremento del tessuto adiposo, dato da un aumento numerico (iperplasia) e dimensionale (ipertrofia) delle cellule adipose, nel cui citoplasma aumenta il contenuto lipidico. L'iperplasia si ha nei primi anni di vita e nell'età dello sviluppo: in questi periodi della vita gli equilibri ormonali sono tali da imprimere alla velocità di crescita due grandi accelerazioni (picchi di crescita), soprattutto per quanto riguarda l'aspetto moltiplicativo delle cellule dell'organismo. Al termine della pubertà si viene a determinare il numero di adipociti dell'età adulta, quantità che rimane all'incirca invariato per il resto della vita.

È quindi l'adolescenza il periodo critico in cui si stabilisce il potenziale di obesità di un individuo, dato dal numero di adipociti. In un soggetto normopeso il numero di adipociti è di circa 25-30 miliardi, i soggetti obesi né hanno mediamente tra i 40 e i 100 miliardi. Nell'età adulta sono invece le dimensioni degli adipociti a variare: queste aumentano quando si ingrassa e diminuiscono con il dimagrimento; nei soggetti obesi il volume degli adipociti è circa il doppio di quello dei soggetti normopeso.

L'obesità infantile

L'obesità infantile è in continuo aumento nelle popolazioni ad alto tenore socio-economico, questo è un dato che deve far riflettere, poiché un giovane obeso con ogni probabilità sarà un adulto obeso. Il bambino obeso tende, a causa della sua condizione, ad autoescludersi dalle normali attività ludiche, causando una situazione di ipocinesia motivo di un ulteriore aumento di peso. Si instaura, così, un circolo vizioso di inattività, che porta un bilancio energetico positivo, quindi un aumento dell' obesità dalla quale consegue una riduzione delle capacità motorie, per giungere poi ad un grado maggiore di inattività. Le maggiori fonti di inattività dei giovani sono la televisione, il computer e i videogames. Il tempo passato dai ragazzi davanti a questi apparecchi, il modello di attività fisica dei genitori e le cattive abitudini alimentari (merendine, patatine e snack fuori pasto), sono in correlazione diretta con l'incremento dell'obesità infantile.

Patologie conseguenti all'obesità

L'obesità accorcia la vita media dell'uomo, essendo un fattore di rischio per lo sviluppo di importanti patologie vascolari come l'aterosclerosi, l'ipertensione arteriosa, l'ischemia del miocardio e l'insufficienza cardiaca. È responsabile inoltre di patologie respiratorie e dismetaboliche come il diabete di tipo II, ancora è causa di malattie articolari come l'artrosi, ed è infine nota la relazione tra l'obesità e l'insorgenza delle malattie neoplastiche (tumori).

Terapia dell'obesità

L'obesità è un problema che può e deve essere risolto. Le vie terapeutiche più efficaci sono due:

1. Modificare la dieta dal punto di vista quantitativo e qualitativo , cioè riducendo la quantità di calorie ingerite quotidianamente con l'alimentazione e soprattutto facendo attenzione che la dieta sia equilibrata nell'apporto dei tre macronutrienti carboidrati, proteine e grassi;
2. Aumentare il metabolismo con l'esercizio fisico o altre attività.

La strategia vincente per la riduzione dell'eccesso ponderale è rappresentato dall'associazione di questi due metodi, che portano effetti più rapidi e soprattutto duraturi. Idealmente la riduzione del grasso corporeo dovrebbe essere ottenuta senza essere accompagnata da una concomitante perdita di proteine, acqua, minerali e vitamine. Diete molto drastiche possono avere effetti catabolici, incidendo sulla massa magra, in particolare sulla massa muscolare, portando un abbassamento del metabolismo basale, quindi una riduzione della capacità di bruciare calorie. Questo effetto può essere ridotto associando alla dieta l'esercizio fisico. Studi sperimentali dimostrano che i soggetti sedentari, con l'incremento del livello di attività fisica, presentano una diminuzione dell'appetito. Esiste infatti una soglia di attività fisica al di sotto della quale l'appetito non si correla con il grado di esercizio, mentre al di sopra di questa soglia, l'appetito sembra ricorrelarsi (aumentando la spesa energetica in maniera significativa, aumenta il fabbisogno energetico).

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